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La sete2 minuti di lettura

E se le fate avessero ragione?

Per molti la spiritualità è un regno fatato. Un posto inventato e consolatorio, che l’uomo si è costruito per non guardare in faccia la morte. Abbiamo paura di finire nel nulla, e allora ci raccontiamo che c’è un Dio, un senso, un dopo.

Se la pensi così, ti capisco. È una posizione seria. Si regge però su un presupposto che di solito non si dice ad alta voce: che in tutta la storia dell’umanità nessuna delle narrazioni spirituali sia mai stata vera. Neanche un po’. Nessuna.

Poi c’è la domanda di senso, che non se ne va. La psicologia e le neuroscienze la studiano partendo da un altro presupposto: che tutto sia frutto del caso, una combinazione fortunata di geni e comportamenti. In questa versione la domanda “che senso ha?” è un incidente di percorso. Un vicolo cieco dell’evoluzione. E lì molti discorsi si chiudono.

I discorsi si chiudono, sì. Ma la domanda resta. Splendida, radiosa, insaziabile.

E guarda caso, se la ignori, ti presenta il conto: tristezza, depressione, a volte disperazione. Per non sentirla ci restringiamo. Mettiamo tutto il senso nel lavoro, nella famiglia, nei soldi, nella reputazione. Come se la morte non spazzasse via tutto in un paio di generazioni. Come se l’universo stesso non fosse destinato a diventare un posto freddo e buio.

La spiritualità fa il contrario: getta il cuore oltre l’ostacolo. Assume che un senso esista, e lo fa in modo arbitrario, te lo concedo. È quello che qualcuno chiama, con un filo di disprezzo, pensiero magico.

Ma prova a girare la domanda. E se Buddha avesse davvero raggiunto l’illuminazione? Se Cristo fosse davvero risorto? Se il Tao fosse davvero una via? Non ti chiedo di crederci. Ti chiedo: come sarebbe la tua vita, se queste non fossero solo favole?

Io mi conosco. So di non poter vivere, letteralmente, accettando l’idea che la vita non abbia senso. Non riesco a mettere la domanda in un cassetto e smettere di pensarci. Sarebbe come vivere facendo finta di non dover morire: un’assurdità.

Quindi ho fatto una scelta. Ho scommesso che un senso esiste, che va oltre il mio lavoro, la mia famiglia, le mie passioni, e che nel tempo che mi resta posso portarne alla luce almeno un pezzo. Ho deciso di guardare ogni giorno attraverso questa lente, e di vedere cosa succede.

Non è una prova. È un esperimento. E come ogni esperimento lo puoi fare anche tu: senza firmare niente, con il diritto di tornare indietro.

Se le fate avessero ragione, sarebbe un peccato non essersene mai accorti.

Evagrio Fünklein